Vampiri o Malati ?
Credere
all'esistenza di esseri come i vampiri è stata, nel
passato, la cosa più normale del mondo, oggi però si cercano spiegazioni
concrete, quindi ci si rivolge alla scienza per comprendere i miti e le
leggende che per centinaia di anni hanno pervaso il mondo. L'antropologia
insegna che molte leggende nascono in realtà attorno a fatti realmente
accaduti, che vengono poi interpretati in maniera
bizzarra; infatti quando si verifica un fenomeno inspiegabile, l'uomo ha
bisogno di capirlo. Ai giorni nostri, al contrario della mentalità di un tempo
sembra ovvio che l'interpretazione debba essere esclusiavamente
scientifica e razionale.
I vampiri, ad esempio,
sembrano dei personaggi impossibili da prendere sul serio, invece nel
Settecento, nonostante sia passato alla storia come il secolo della razionalità
per eccellenza, furono più volte segnalati dei casi di
vampirismo. Questi fatti, riportati dai giornali dell'epoca, causarono clamore
e preoccupazione in tutta Europa e molti vi credevano ciecamente.
Secondo la tradizione, il
vampiro è una persona apparentemente morta che si rianima durante la notte e
vaga alla ricerca di vittime da mordere per succhiarne il sangue di cui si
nutre; in questo modo le vittime si trasformano a loro volta in vampiri. Mentre riposa nella tomba, il corpo del vampiro resta
intatto e, se scoperto, deve essere distrutto per impedire il suo ritorno tra i
vivi. Recenti analisi storico-scientifiche su questi
episodi hanno ricollegato questi fenomeni ad una serie
di errori di valutazione, nel riconoscere i sintomi di alcune note malattie.
A tal proposito la linea
di ricerca che sembra avere al momento maggior credito
è quella di un gruppo di scienziati, che studiando la rabbia ha notato le
analogie esistenti tra il fenomeno del vampirismo e gli effetti della nota e
mortale malattia virale. Questi hanno quindi formulato l'ipotesi che le
leggende sull'esistenza dei vampiri siano legate ad
un'epidemia di rabbia furiosa, scoppiata nell'Europa orientale agli inizi del
XVIII secolo. La rabbia furiosa, non è facilmente osservabile ai nostri giorni
grazie alle vaccinazioni e perché l'aggressività con cui si presenta è
direttamente proporzionale al livello culturale di chi ne
è colpito. Nel Settecento, la povertà delle zone rurali dei Balcani
potrebbe aver contribuito ad accentuare questo aspetto
della malattia.
La rabbia è una malattia
virale trasmessa dagli animali che, evolve nell'uomo in un'encefalite che
colpisce il sistema limbico. Questa parte del
cervello è una zona primitiva, che gioca un ruolo fondamentale nel controllo
delle emozioni, del comportamento e del sonno. In seguito ad un'incubazione che
può andare dalle due settimane ai due mesi, compaiono i primi sintomi della
malattia che all'epoca, potevano non essere collegati al morso di un animale
infetto, in quanto le tracce della ferita non erano
più visibili.
I sintomi tipici che
caratterizzano l'infezione da rabbia, si manifestano con segni di inquietudine, tendenza a vagare in stato confusionale,
terrore, insonnia, ipersensibilità agli stimoli violenti, con conseguente
repulsione per la luce, per gli oggetti riflettenti come gli specchi, per gli
odori intensi come quello dell'aglio.
Molte altre manifestazioni
della rabbia furiosa coincidono sorprendentemente con il vampirismo, infatti chi ne è affetto vomita sangue, è idrofobico, cioè non riesce ad ingoiare i liquidi, e soffre
di spasmi della muscolatura facciale. Per questi motivi è stata probabilmente
associata ai sintomi della malattia l'idea di un essere malvagio e assetato di
sangue, dai lineamenti stravolti da un ghigno malefico, che teme l'acqua e la
luce del giorno.
L'esito finale della
malattia, senza i vaccini e la prevenzione moderna, è fatale, infatti subentra da ultimo una paralisi che si conclude con
il coma e la morte per soffocamento. Ed è proprio
questa condizione finale che potrebbe giustificare la presenza di liquidi nel
corpo dei presunti vampiri. E' stato infatti osservato
che, nei casi di morte per shock, collasso e asfissia, il sangue nei cadaveri
si conserva fluido più a lungo. Quindi i corpi da cui continuava
a sgorgare sangue anche parecchi giorni dopo il decesso, rappresentano solo un
altro sintomo della rabbia. Inoltre, l'alto tasso di umidità
di alcuni terreni ritarda la decomposizione delle salme che vi sono seppellite
e determina un processo di saponificazione che conferisce loro l'aspetto cereo
tipico del vampiro.
I vampiri, inoltre sono
generalmente maschi, e questo tipo di rabbia colpisce
sette volte più gli uomini delle donne; un'iperattività
sessuale poi farebbe coincidere le credenze popolari sui vampiri con la
descrizione di certi casi clinici di rabbia nella letteratura medica.
Altre patologie si
manifestano con sintomi che potrebbero indurre a scambiare il malato per un
vampiro, ad esempio: la catalessi, l'anemia e la porfiria.
La catalessi è un disordine nervoso che causa una forma di animazione
sospesa; questo comporta una perdita di movimento volontario, rigidità dei
muscoli e diminuisce la sensibilità verso il calore ed il dolore. Una persona
in stato di catalessi può quindi vedere e sentire ma non può muoversi. Il
respiro, le pulsazioni e tutte le funzioni regolatorie
del corpo sono talmente rallentate che ad un primo esame la persona può
sembrare morta. Questa condizione può durare da alcuni minuti a giorni interi.
Prima che la medicina del XX secolo si facesse strada,
c'erano pochi test diagnostici che potevano essere fatti per assicurarsi che un
individuo fosse realmente morto, ed era molto facile che una persona in
catalessi venisse dichiarata prematuramente morta, si svegliasse all'improvviso
fomentando le credenze sui vampiri. L'anemia è una malattia che comporta un
numero molto basso di globuli rossi, necessari per il trasporto dell'ossigeno in
tutto il corpo, il termine anemia deriva infatti dal
greco e significa "mancanza di sangue". Chi soffre di
anemia manifesta i seguenti sintomi: aspetto pallido, affaticamento,
respiro debole. Nel passato, una persona che mostrava questi sintomi caratteteristici poteva facilmente essere sospettata di
essere un vampiro. Ma di tutte le malattie ed i disordini che possono essere
legati la vampirismo, la più bizzarra è di certo la porfiria, una rara malattia del sangue ereditaria, di cui
abbiamo ampiamente parlato; i suoi sintomi sono talmente vicini ai miti
associati alla moderna concezione di vampirismo da lasciare sbalorditi. Un
malato di porfiria mostra questi sintomi: estrema
sensibilità alla luce solare, infiammazioni e cicatrici che non guariscono
prontamente, eccessiva crescita dei capelli, assottigliamento dei tessuti
intorno alle labbra ed alle gengive (cosa che rende i denti più prominenti) ed
in particolare disturbi mentali. Questa malattia può portare la vittima ad
uscire solamente di notte, per evitare i raggi del sole e dato che ne sono
afflitti in particolare i membri delle vecchie case nobiliari europee, potrebbe spiegare le leggende sui vampiri.
Ancora una volta, il mito
si plasma a seconda dei bisogni di chi ci vuol
credere. Nei tempi in cui la scienza medica era ancora lontana da alcune
scoperte che oggi per noi risultano ovvie, la gente
trovava spesso più facile credere che persone vittime di questi mali fossero
state attaccate da un vampiro, piuttosto che ammalate.